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Scritto da Angela Ambrogetti
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Martedì 19 Febbraio 2013 15:13 |
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Ci vuole un grande coraggio a riscoprire il senso del limite. E ci vuole umiltà. La notizia che lunedì 11 febbraio 2013 si è diffusa con la velocità del fulmine, le dimissioni del Papa, è sembrata a molti uno scherzo. Telefoni che squillano, e mail, sms, chat impazzite. Benedetto XVI si dimette dal 28 febbraio alle 20.00. Pazzesco, inaudito. Eppure no, era molto più prevedibile di quanto si potesse immaginare. Non abbiamo saputo leggere i segni, a cominciare da quando, ancora Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, aveva detto che Papa Giovanni Paolo II avrebbe fatto bene a dimettersi negli ultimi mesi della sua vita. Lo avevamo dimenticato. Poi a novembre del 2010 esce un libro intervista di Benedetto XVI “ Luce del Mondo”. Ci sono tanti temi, compreso quello delle dimissioni. Ma in modo chiarissimo. Non per paura, o davanti alle difficoltà , “davanti ai lupi” come aveva detto all’inizio del Pontificato. “Quando il pericolo è grande non si può scappare. Ecco perchè questo sicuramente non è il momento di dimettersi” diceva il Papa nell’estate del 2010. Lo scandalo degli abusi sessuali del clero era al suo massimo livello di mediaticità, nella Chiesa si sentivano strani scricchioliii. No, non si poteva lasciare. E poi le vicende dei lefbreviani, e quella difficile attuazione del Concilio che , dopo anni di entusiasmi, aveva portato a profondi ripensamenti. C’è anche chi racconta che negli anni il teologo Joseph Ratzinger avesse perso non dico la fede ma la speranza. Era stato Luigi Giussani a ridargli la gioia della vita nella Chiesa. Ratzinger il Pessimista? Per certi aspetti forse si, o meglio Ratznger il realista che sa che oggi il compito di un Papa è riportare Dio al centro della storia, nel cuore dell’ uomo.
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Scritto da Angela Ambrogetti
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Domenica 10 Febbraio 2013 10:34 |
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Ubriachi di webmania? Un po’ il rischio c’è. Da quando in Vaticano si sono scoperti i social (con qualche anno di ritardo) sembra che tutto debba essere fatto solo per via informatica. Ovvio, scontato che si debba usare la rete per entrare in contatto con il mondo. Anche perché la rete è un luogo più che un mezzo. E proprio per questo bisogna capirne a fondo le logiche, anche le regole, che non dovrebbero essere dettate dall’alto, ma devono formarsi dal basso. Questa la sfida che deve affrontare la Chiesa quando entra nella piazza mediatica. Aiutare gli abitanti della rete a creare la loro costituzione, che magari sia meglio di quella europea nata e morta perché nessuno voleva accettare le radici cristiane della nostra cultura.
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Scritto da Angela Ambrogetti
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Martedì 29 Gennaio 2013 16:41 |
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“Se stasera o domani nell’opinione pubblica echeggeranno solo alcune delle nostre parole, e non precisamente queste, forse perché ritenute ovvie, di maniera, persino scontate, si sappia però che è Gesù Cristo che noi vogliamo porgere, il Suo nome far risuonare”. Angelo Bagnasco, cardinale di Genova, presidente della CEI lo dice subito, lo dice davanti ai vescovi dell’ Assemblea permanente riuniti in consiglio, lo dice davanti a telecamere e giornalisti che attendono inutilmente una parola sulle elezioni italiane. Ovviamente non c’è una indicazione di voto nel discorso del Presidente dei vescovi. Non partitica almeno. Ma c’è molto di più. Si sarà ovvio, di maniera e scontato, ma c’è il Vangelo nelle parole dei vescovi italiani. Ricordo che da ragazzina qualcuno mi disse: il rischio della Chiesa oggi è che spenga la dinamite del Vangelo affondandola nell’acqua santa. Ecco contro questo deve lottare la Chiesa, e tutti i cristiani oggi, quello dell’abitudine e della noia. Chi cerca il metodo per essere nella società lo trova in Gesù
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Scritto da Angela Ambrogetti
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Giovedì 10 Gennaio 2013 17:39 |
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Amore e umiltà, è questo il modus operandi di Dio che il teologo Joseph Ratzinger spiega al lettore del terzo libro dedicato alla figura di Gesù. “L’infanzia di Gesù” è , secondo il titolo originale tedesco, un “prologo”, una “anticamera” per entrare poi nello studio del Vangelo. Infatti , spiega Benedetto XVI nelle ultime righe del libro, l’episodio che chiude i Vangeli dell’infanzia, Gesù dodicenne che insegna nel Tempio di Gerusalemme, apre una porta sulla intera figura di Gesù, che è quello che racconterà il resto del Vangelo. L’autore rilegge i due racconti di Luca e Matteo seguendo l’esegesi patristica e studi classici come quelli di Joachim Gnilka e Gerhard Delling, ma dimostra, come già nei due libri precedenti, di seguire gli studi più aggiornati e usa Rudolf Pesch e Klaus Berger. Ma tra tutti sposa a pieno le idee di Jean Daniélou e René Laurentin. Amore: quello di Dio per gli uomini che si dimostra accettando la decisione di Maria davanti all’ annuncio dell’Angelo. Maria, la giovane vergine che risponde con una domanda cui la esegesi non ha ancora trovato spiegazione. E quell’ annuncio così diverso e nascosto, così poco “mitologico” e quindi così reale. Perchè umile. Ratzinger ci ricorda continuamente che la gloria di Dio si manifesta solo nell’umiltà. Ed è questo il vero amore.
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Scritto da CMV
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Mercoledì 26 Dicembre 2012 16:42 |
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Un ponte di solidarietà che da Roma arriva fino all’estrema periferia di Lima, in Perù: dopo il successo dell’edizione dell’anno scorso che ha visto oltre 4.000 visitatori, torna il Presepe Vivente Missionario promosso dalla Comunità Missionaria di Villaregia, nella sua sede di Roma, in via Antonio Berlese 55, km 18,700 della Laurentina. La manifestazione – sabato 29 dicembre 2012 e sabato 5 gennaio 2013, a partire dalle ore 15.30 – vuole essere l’occasione per riscoprire il senso vero del Natale attraverso la tradizione del Presepe, senza dimenticare i poveri e gli ultimi. Quest’anno il ricavato dell’iniziativa – il cui ingresso è libero – andrà infatti a sostegno della missione di Lima, dove la Comunità di Villaregia opera dal 1986. Un lungo salto indietro nel tempo, oltre 2000 anni fa, per assistere a un evento che unisce arte, spiritualità e solidarietà.
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Ultimo aggiornamento Mercoledì 26 Dicembre 2012 16:50 |
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Scritto da Angela Ambrogetti
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Venerdì 14 Dicembre 2012 17:58 |
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Da qualche tempo don Georg era più tranquillo. Nelle occasioni pubbliche si notava che dopo la bufera iniziata a fine maggio per le vicende legate alla fuga di documenti dalla segreteria del Papa, al monsignore finalmente era tornato il sorriso. Non è certo stato facile per il primo segretario del Papa affrontare il fango che sul suo lavoro aveva gettato la vicenda “vatileaks”. Ora la nomina ad arcivescovo (tra l’altro con l’ex titolo del cardinale Bertello, Urbisaglia in provincia di Macerata) e Prefetto della Casa Pontificia lo rende ancora più saldamente vicino a Benedetto XVI. A dispetto di chi da tempo lo voleva in partenza per qualche diocesi tedesca. In effetti della nomina si cominciò a parlare proprio in primavera. Ad aprile in Vaticano si parlava di questa come imminente, forse per fine giugno. Poi è successo quello che è successo.
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Ultimo aggiornamento Venerdì 14 Dicembre 2012 18:01 |
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Scritto da Angela Ambrogetti
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Lunedì 10 Dicembre 2012 10:20 |
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In Italia si leggono sempre meno giornali. Calano le vendite, alcune testate sono sulla via della chiusura. E molti danno la colpa al Web. Ma in molti alti paesi il Web è stato invece una risorsa che ha rilanciato il modo di fare informazione. Perché allora allora in Italia sembra che la gente non abbia più voglia di “quotidiano”? Una interessante e condivisibile analisi viene dalla Civiltà cattolica, la rivista dei Gesuiti italiani le cui bozze vengono rivista dalla Segreteria di Stato vaticana. Nel quaderno del 17 marzo Padre Francesco Occhetta parla di “Giornalismo responsabile”. La sua è una analisi che viene da lontano e mette in luce la genesi del rapporto tra giornali e nascita dello stato dopo la II Guerra Mondiale. Un giornalismo che si è sviluppato “senza una piena coscienza del proprio ruolo sociale”. Un vizio di nascita che ha trascinato via via i media ad essere considerati poco affidabili e poco obiettivi da circa la metà della popolazione. Perché? Una ragione la trovava addirittura Indro Montanelli nel dire che “Il giornalista in Italia non si sente espressione della opinione pubblica, ma portavoce della sua fazione.”
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Scritto da Angela Ambrogetti
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Lunedì 10 Dicembre 2012 10:13 |
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Quello che ti colpisce del libro di Angelo Paoluzi è che abbraccia tutto il mondo. Insomma un libro “cattolico” nel vero senso della parola così come deve essere la comunicazione. “Voci di carta” è un tributo alla carta stampata che viene dalla radio. Il libro (Voci di carta, Lev, pp 242, 18,00 euro) nasce da una serie radiofonica della Radio Vaticana che accende la luce sul mondo della informazione cattolica. Senza poter ovviamente raccontare tutto. Perché il mondo cattolico è amplissimo e i giornalisti sono preparati e professionali a dispetto di chi potrebbe pensare il contrario. Il libro è un po’ un manuale e un po’ una raccolta di testimonianze. Ci sono gli elenchi delle testate cattoliche più famose nei diversi paesi del mondo, quelle che ti aspetti, ma ci sono anche tante sorprese. L’autore, validamente sostenuto nella trasmissione radiofonica da Monia Parente, ha deciso di dare la sua massima attenzione alla carta stampata e ad alcune agenzie, anche se non mancano citazioni di emittenti televisive e radiofoniche.
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