La fede non è per "trascinati" Stampa
Scritto da Angela Ambrogetti   
Martedì 14 Giugno 2011 07:48

Mentre Roma ieri si ubriacava con i risultati del referendum, il papa parlava alla sua Diocesi riunita a San Giovanni. In pochi lo hanno seguito. Stavolta non era “strumentalizzabile”, si parlava di fede. Quella che, ha ricordato ieri il papa a San Giovanni citando Hans Urs von Balthasar, " non deve essere presupposta ma proposta".

Perché la fede non si “trasmette automaticamente nel cuore dell’uomo, ma deve essere sempre annunciata.”

Compito difficile ed esaltante per ogni cristiano, per ogni “cuore che crede, che spera, che ama, un cuore che adora Cristo e crede nella forza dello Spirito Santo!”

Benedetto XVI parte proprio dalla Pentecoste appena celebrata, ricorda la testimonianza di Pietro. Le sue parole “non si limitavano ad un semplice annuncio di fatti, ne mostravano il significato, ricollegando la vicenda di Gesù alle promesse di Dio, alle attese di Israele e, quindi, a quelle di ogni uomo. La gente di Gerusalemme comprese che la risurrezione di Gesù era in grado di illuminare l’esistenza umana. E in effetti da questo evento è nata una nuova comprensione della dignità dell’uomo e del suo destino eterno, della relazione fra uomo e donna, del significato ultimo del dolore, dell’impegno nella costruzione della società. La risposta della fede nasce quando l’uomo scopre, per grazia di Dio, che credere significa trovare la vita vera, la "vita piena".”

Benedetto XVI lo ripete da decenni. In ogni epoca ci sono i “trascinati” e il “piccolo stuolo dei veri inseriti nell’autentico movimento del credere”. Il rischio è sempre dietro l’ angolo. Lasciarsi trascinare sembrerebbe comodo, ma alla fine è mortificante. Invece, ha detto il papa, “ciascuno di noi, deve portare nel mondo questa lieta notizia che Gesù è il Signore, Colui nel quale la vicinanza e l’amore di Dio per ogni singolo uomo e donna, e per l’umanità intera si sono fatti carne. Questo annuncio deve risuonare nuovamente nelle regioni di antica tradizione cristiana. Il beato Giovanni Paolo II ha parlato della necessità di una nuova evangelizzazione rivolta a quanti, pur avendo già sentito parlare della fede, non apprezzano più la bellezza del Cristianesimo, anzi, talvolta lo ritengono addirittura un ostacolo per raggiungere la felicità.”

Il cristianesimo non può essere ridotto a fenomeno culturale. E questo è un rischio che purtroppo si corre anche all’interno di certi ambienti ecclesiali. Il papa mette in guardia: “Se gli uomini dimenticano Dio è anche perché spesso si riduce la persona di Gesù a un uomo sapiente e ne viene affievolita se non negata la divinità. Questo modo di pensare impedisce di cogliere la novità radicale del Cristianesimo, perché se Gesù non è il Figlio unico del Padre allora nemmeno Dio è venuto a visitare la storia dell’uomo. L’incarnazione, invece, appartiene al cuore del Vangelo!”

Ecco da qui deve venire lo slancio per l’ annuncio. “Non dobbiamo anche noi oggi mostrare la bellezza e la ragionevolezza della fede, portare la luce di Dio all’uomo del nostro tempo, con coraggio, con convinzione, con gioia?”

Annuncio e catechesi ai bambini e agli adulti, impegno delle famiglie, dei genitori e della Chiesa. “San Cipriano, dice il papa, ci ricorda: "Nessuno può avere Dio per Padre, se non ha la Chiesa per Madre". Il ruolo della comunità dei credenti è fondamentale allora. “La parola della fede rischia di rimanere muta, se non trova una comunità che la mette in pratica, rendendola viva ed attraente.”

Dai campi estivi all’oratorio ai piccoli gesti di carità ogni strada deve portare alla maturità della fede. E naturalmente va curata la catechesi per i sacramenti, per questo c’è il Catechismo della Chiesa Cattolica. “ La struttura del Catechismo deriva dall’esperienza del catecumenato della Chiesa dei primi secoli e riprende gli elementi fondamentali che fanno di una persona un cristiano: la fede, i Sacramenti, i comandamenti, il Padre nostro.”

Infine, ma non meno importante, ancora una indicazione di metodo: “è necessario educare al silenzio e all’interiorità.” Ecco, rispetto al caos e alle urla, alla corsa di chi grida più forte, di chi vede solo l’ esteriorità , il papa propone l’ interiorità, e la bellezza, e anche il patrimonio di storia e arte come “via ulteriore per avvicinare le persone alla fede.”

E ci vuole coraggio per essere davvero “inseriti nel movimento del credere”. Per questo papa Benedetto, seguendo le parole e il cuore di Giovanni Paolo II dice: “Non abbiate paura di impegnarvi per il Vangelo!”