Il Papa parla del disagio dell'uomo che dimentica Dio Stampa
Scritto da Angela Ambrogetti   
Lunedì 09 Gennaio 2012 18:55

Rinnova il modo di fare diplomazia Benedetto XVI per rilanciare l’etica che manca nei grandi consessi internazionali. E lo fa da teologo quasi lasciando da parte quella prassi diplomatica, forse poco cristiana, che a volte metteva da parte i principi a favore di un vantaggio immediato. Nel discorso al Corpo Diplomatico per l’inizio del nuovo anno, il Papa sceglie di rimettere al centro i principi “scomodi” della Chiesa. Gli eventi sono così l’occasione per ribadire la presenza dell’uomo e la sua dignità cancellata da troppa finanza e troppa politica. Il mondo è oscuro dove l’uomo non riconosce più il suo legame con il Creatore. Questo è il vero messaggio del Papa. La crisi è così una “espressione” di questo disagio.

Il disagio dell’ uomo che esce da se stesso, dalla verità sulla propria esistenza, dalla verità sulla religione che vien piegata dai terroristi alla violenza, e da chi la ritiene “socialmente pericolosa” e la vuole emarginare dalla via sociale come fonte di intolleranza. Il disagio nasce dalla mancanza di una vera educazione perché nasce dalla mancanza della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Non per una convenzione sociale, ma perché è cellula fondamentale della società. Il disagio nasce dalla mancanza di rispetto per la dignità della persona umana, e ben venga quindi la decisione della Corte di giustizia Europea che dice no ai brevetti sulle staminali embrionali. Ma c’è ancora tanto da fare per contrastare l’ aborto, la violenza e la emarginazione di cristiani in molte parti del mondo.

Il disagio nasce perché non si vuole trovare un accordo tra popoli, perché si nega la verità sul Creato che è rispetto di quei popoli e quei paesi che soffrono la crisi dell’ Occidente che troppo concentrato su se stesso dimentica il resto del mondo. Occorrono nuove regole che permettano a tutti di vivere dignitosamente dice il Papa ai diplomatici del mondo, occorre che le parole del Concilio Vaticano II, di cui Benedetto ricorda il 50 esimo anniversario in questo anno, siano la vera guida per la diplomazia della Santa Sede: “Proclamare la grandezza somma della vocazione dell’uomo e la presenza in lui di un germe divino, nonché offrire all’umanità una cooperazione sincera.” Una cooperazione che non può prescindere dal rispetto della luce che rischiara la notte della umanità dimentica di se stessa e dall’ apertura al Trascendente, alla nascita del “Principe della Pace che ci insegna che la vita non finisce nel nulla”.

Ed è per ricordare questo agli uomini che il Papa e la Santa Sede continuano la loro missione nel mondo.

Ultimo aggiornamento Lunedì 09 Gennaio 2012 19:13